Per il solo vivere il carico cognitivo sale, ma dopo una certa soglia diventa stress.
Sono più di una le definizioni di stress, te ne riporto due:
La prima è dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la seconda è dell’APA, l’American Psychological Association, una delle massime autorità in materia.
Quando il cervello percepisce uno stato di stress, che sia un pericolo reale, una preoccupazione o uno sforzo cognitivo eccessivo, l’ipotalamo invia segnali a varie ghiandole che portano al rilascio di molti ormoni ed enzimi, tra cui i principali sono Adrenalina e Cortisolo.
L’adrenalina, è un ormone e neurotrasmettitore prodotto dalle ghiandole surrenali, porta all’aumento del battito cardiaco, della frequenza respiratoria e della pressione, per prepararsi alla gestione dell’ “emergenza” (presunta o reale che sia).
Il cortisolo, un ormone steroideo (glucocorticoide) anch’esso prodotto dalle ghiandole surrenali, aumenta gli zuccheri nel sangue, migliora l’uso del glucosio da parte del cervello e frena le funzioni non essenziali in una situazione di “emergenza”. Tra queste, ad esempio, la digestione. Anche le risposte immunitarie vengono alterate.
Quando lo stato di emergenza si conclude (e deve concludersi), tutto viene ripristinato entro valori normali. Ciò è fondamentale, perché il corpo e la mente non sono idonei a vivere in questa condizione. Il permanere in stato di urgenza continua, quindi di stress continuo, porta all’esaurimento nervoso.
Il vivere periodi di stress troppo ampi, ha conseguenze organiche sul tuo corpo e sul suo funzionamento.
Te ne riassumo alcuni, in modo non esaustivo:
C’è molto altro, ma credo che per il fine di questa pagina possa ampiamente bastare.
L’AIS (American Institute of Stress), dal 1978 si occupa di questi temi, se vuoi approfondire. In Italia abbiamo l’ISN (Italian Stress Network).
Passiamo alla mente e gli effetti che lo stress può avere in relazione al nostro modo di funzionare in termini psicofisici.
Questa non vuol essere una pagina scientifica, mi fermo qui, ma ancora una volta credo possa bastare.
Più che di rimedi dovremmo parlare di prevenzione. Lo stress in sé non si cura, semmai si previene, adottando uno stile di vita che lo tenga entro limiti ragionevoli per l’essere umano in generale e per la persona specifica.
Si agisce su modelli di vita e lavoro che non lo alzino troppo e soprattutto che non ne protraggano per troppo tempo lo stato.
Un picco sì, vivere sempre in emergenza no.
Uno psicologo è sicuramente il terapeuta più utile per un aiuto in questo senso.
Gli effetti dello stress, invece, sono in parte curabili, ma non tutti e non del tutto. Per quelli, serviranno i medici competenti a seconda dell’area coinvolta, cardiologia, endocrinologo, ortopedico, neurologo, ecc.
Purtroppo la vita moderna ci impone certi ritmi, al lavoro ed a casa, così come relazioni e famiglia a volte ci danno responsabilità e necessità di comunicazione che ci inducono stress.
Se ogni persona ha una propria soglia di sopportazione su cui solo parzialmente si può lavorare, si può invece imparare ad acquisire strumenti. Nella pagina Gestione dello stress ho affrontato questo argomento.
Qui ti anticipo che con gestione intendo un’impostazione di vita e lavoro che usi metodi e strumenti di supporto alle fasi operative e decisionali, in modo da ridurre il carico cognitivo e la conseguente crescita dello stress. Ne parlo spesso con le persone che assisto online e con quelle che vengono in presenza nel mio studio Fradèfra Insight a Montagnana.
Sulla pagina Letture Crescita e Psicologia ho raccolto altri articoli che trattano temi legati allo stress, al lavoro, ai disagi, ecc.