La verità che emerge dal tuo interiore. Puoi allenare il tuo intuito e unirlo al pensiero razionale per gestire la tua vita.
Nel 1983 vidi un film, Wargame, il giorno dopo comprai il mio primo computer, uno ZX81. Non seppi mai cosa scatenò quest'acquisto compulsivo in me, che sino ad allora informatica non sapevo neppure cosa volesse dire.
Eccolo l'insight, ma prima di procedere, vediamo qualche definizione. Ce ne sono diverse tra cui "È la riorganizzazione percettiva improvvisa che permette al soggetto di vedere la situazione presente sotto una luce completamente nuova, sbloccando l'impasse emotiva" della Gestalt.
Un'altra definizione è "L’insight è una forma cognitiva di apprendimento che implica una riorganizzazione mentale degli elementi di un problema, tale da portare a una comprensione improvvisa della situazione e alla soluzione del problema" dell'APA (American Psychological Association).
Per Fradèfra Insight, "l'insight è un'intuizione o stimolo proveniente dall'interiore, legato ad un fatto, decisione, dubbio".
Maccheronicamente, stavolta è Francesco de Francesco a parlare, un'intuizione la chiamo insight se non è data da uno stimolo esterno, ma nasce dall'interno.
È importante? Neppure tanto, alla fine è un'etichetta che consente una comunicazione veloce. Basta intendersi.
Perché te ne parlo? Bella domanda e la risposta inizia qui, proseguendo per tutta la pagina.
Partiamo da un estremo dell'attività mentale di una persona, il pensiero logico, anche chiamato raziocinio o pensiero razionale. Percorsi mentali di cui hai coscienza, a volte innescati da te, a volte nati spontaneamente.
Sono pensieri che senti, vedi, conosci, magari a volte nebulosi, ma visibili.
L'estremo è quando tutta la tua attività "in superficie" ti pare così e solo a quella ti affidi per prendere decisioni.
Io a volte parlo di "quella dei fogli Excel".
📌 Vuoi cominciare a lavorare? Fai un diario giornaliero dei pensieri logici e ogni sera scrivici quelli che ricordi. Anche solo come un appunto, senza approfondire troppo.
All'altro capo troviamo quei meccanismi mentali che partono in automatico, su cui non abbiamo controllo, almeno nella fase iniziale, spessissimo inconsapevoli, al punto che non li vediamo e registriamo neppure.
A volte intuiamo che ci siano, perché ne vediamo gli effetti, ma non l'origine.
Di questo tipo sono a volte i meccanismi che scatenano l'ansia, ma anche la felicità. Siamo, senza sapere perché.
A volte ci pare che una lampadina si sia improvvisamente accesa e una domanda trova una risposta. Parliamo di illuminazione per questo.
📌 Dall'altra parte del diario, registra ogni sera le intuizioni che ricordi o i meccanismi che sospetti siano avvenuti.
Certe intuizioni sono diverse da altre, io le ritengo importantissime. Sono quelle che invece che darti una risposta, ti posizionano da qualche parte su quella linea che collega un estremo all'altro.
Non è sempre a metà, perché sarebbe troppo facile. Dipende dal contesto, dalla decisione, dalla domanda, da chi sei, da come vivi.
Aneddoto. Per anni ho ritenuto che una nuova azienda non potesse avere successo senza pubblicità. Un giorno ebbi un insight, senza sapere come e perché. Realizzai all'improvviso che sì, un'azienda deve fare pubblicità, e che senza le probabilità di insuccesso sono altissime, ma l'eccezione c'è sempre.
Bingo. L'eccezione. A tutto può esserci un'eccezione e la statistica e le regole non devono farci credere che non vi sia possibilità. Che poi ci si conti è un'altra cosa.
Essere troppo logici ed essere troppo intuitivi sono due facce dello stesso errore. L'equilibrio è l'arma vincente.
A questo punto, accendiamo i motori ed andiamo verso...
... verso la verità, la tua verità, non la mia. Se verità ti pare eccessivo, parliamo della "tua risposta" alla tua stessa domanda.
Quando racconti qualcosa, spesso non ti ascolti. Racconti a beneficio di altre persone. Non ascolti nei dettagli il tuo racconto, perché sei focalizzato sul trasferimento dell'informazione.
Ok, ha il suo senso, però una volta prova a registrarti e riascoltati. Valuta ogni parola, pesa la voce e il tono, nota le pause, accendi un campanello sulle indecisioni.
Ecco, coglierai dei messaggi. Scoprirai qualcosa di nuovo. Non sempre, ma spesso.
La tua stessa voce e il tuo stesso racconto, ti stanno guidando verso la verità.
Questo ti spiega perché io uso spesso quest'approccio, quello dell'ascolto. Nelle sedute di mentoring, di supervisione e nelle consulenze decisionali, ti faccio delle domande e poi ti ascolto.
Ogni tanto ti do uno spunto e tu prosegui. A volte ti stimolo con un'altra domanda, a volte ti pongo un'alternativa, ma sostanzialmente lascio fluire il tuo racconto e la tua voce.
Tante volte ho visto gli occhi stupiti di una persona che poi mi diceva "ma lo sto dicendo io? È proprio questa la risposta?". Proprio questi fatti successi tante volte mi invogliano a proseguire così.
Tu stai crescendo, te ne rendi conto? Che si tratti di aspetti professionali, personali, relazionali, familiari, aziendali, imprenditoriali o manageriali poco importa, stai crescendo.
Stai crescendo grazie alla tua stessa voce ed ai tuoi racconti.
Stai acquisendo un metodo che ti consentirà piano piano di diventare sempre più autonomo, sempre più consapevole, sempre più lungimirante, sempre più comprensivo.
📌 Un esempio di questa crescita è imparare quella che io chiamo "tecnica dei due giorni di vacanza". Devi scegliere tra due prodotti da mandare in produzione, un'analisi di costi/benefici li mette circa alla pari, tu vai via due giorni in vacanza per spegnere la mente e la terza mattina ti svegli con la soluzione.
Questo è il bello dell'imparare un metodo e dei criteri, invece che avere la mia risposta ad una tua domanda. Ora sei indipendente.
Come prosegui? Per esempio leggendo qualche libro, io propongo "Il potere di adesso" di Eckhart Tolle o uno dei miei. Puoi anche leggere le altre letture sul sito.
Su WhatsApp un gruppo raccoglie i miei conoscenti e ogni due o tre giorni giro una pillola, io la chiamo Frase FI. Un altro modo per restare centrati.
Sai cosa? Puoi anche decidere di non fare proprio nulla e goderti i tuoi Insight vedendoli crescere da soli, un po' per volta.
Aneddoto a proposito di gesti intuitivi: 2005, fine luglio, una ragazza cena a casa mia a Milano. A notte fonda prima di riaccompagnarla le do le chiavi di casa. Non so cosa mi prese e non so perché lo feci. Con quella donna sono ancora sposato, da circa vent'anni (ad oggi, è il 2026).
Insomma, di attimi intuitivi ne ho vissuti così tanti, che Insight ho voluto metterlo nel nome dello studio. Ora sai perché.